lunedì 30 giugno 2014

Parlez moi d'amour

Francese.

B1

AFFONDATO!

Onestamente, dopo averlo fatto, era di una facilità disarmante. Ma sapere che era l'ultimo gradino, sapere che non sapevo se lo sapevo (si lo so :D), e sapere che non sapevo come fare a saperlo meglio (si, lo ri-so :D) mi aveva indotto un'ansia mica da ridere.

Beh, adesso ci rido.

Sotto con l'elaborato finale. Peggio di quel che ho passato fin qua non può essere.

mercoledì 25 giugno 2014

Alessia!!!

E' nata la bimba di Luca e della Manu.

E' davvero bellissima.

mercoledì 11 giugno 2014

Felicità (astenersi perditempo e albani carrisi)

Ogni tanto anche una tartaruga come me può uscire un secondo dal suo guscio e dire senza ripensamenti, pensieri o altro... SONO FELICE.

Due dei migliori esseri umani che io abbia mai incontrato, e che per inciso sono pure sposati, avranno tra qualche mese un piccolo terzo essere umano, il quale deve aver pescato un bel biglietto della lotteria, perchè direi che in quanto a genitori se non ha fatto jackpot poco ci manca.

Essere genuinamente, completamente e disinteressatamente felice per qualcun altro ti fa sentire una persona un po' migliore.


...cosa di cui peraltro c'è gran bisogno a queste latitudini ^_^

mercoledì 7 maggio 2014

This is the end, my only friend. Or is it?

Oggi ho finito gli esami.

Dal 2 gennaio al 7 di maggio, quattro esami, lavorando nel frattempo e affrontando anche uno dei peggiori esaurimenti nervosi della mia vita.
Risultato? 20 - 30 - 30 - 30. Non male come stress-test.

...Dio quanto vorrei essere nella testa di mio padre. O forse no.

In ogni caso, vincitore del premio "miglior messaggio di congratulazioni" è oggi l'esimio dott. Roberto, che mi ha risposto con un "Scandaloso, il sistema universitario italiano fa cacare".

:D

mercoledì 9 aprile 2014

Joyce style

Scrivere di getto è una figata, ed è anche molto utile per mappare i propri pensieri. Cominci a scrivere, ti lasci andare, e quando hai finito rileggi e hai davanti una mappa quasi perfetta dei percorsi mentali. Se ti sembra aggrovigliata e quasi incomprensibile... beh, allora vuol dire che anche i tuoi pensieri lo sono.

Mi è venuta voglia di elaborare un po' il post di qualche settimana fa, quando ho scritto del mio piccolo esaurimento nervoso. E' passato un po' di tempo, alcune cose si sono stabilizzate e altre sono cambiate, e voglio vedere se sono capace di riorganizzare un resoconto di quanto sta accadendo che abbia un inizio e uno sviluppo coerenti.

I fatti: dopo diversi anni in cui sono stato da solo (prima perchè nessuna mi voleva, poi perchè raccontavo a me stesso che stavo bene da solo ma in realtà nessuna mi voleva, e infine perchè, semplicemente, ho smesso di cercare per evitare di trovare solo persone che non mi volevano), ho incontrato una ragazza (più propriamente, una donna - visto che il tempo passa per tutti e non si va più al liceo) che mi piace. Fatto quasi unico per uno come me, all'inizio non mi ha detto molto. Simpatica, spigliata, sveglia, mi ci trovavo bene e morta lì. Il problema è che lavoriamo insieme, e dopo mesi di "conoscenza forzata" ho cominciato a guardarla con occhi diversi.
Non è successo dall'oggi al domani, anzi è stato un processo lento e graduale. E' stato un po' come scoprire una persona un pezzo alla volta, e poi un giorno svegliarsi e realizzare che gli ultimi cento pezzi erano tutti interessanti, e che l'ultima volta che un pezzo scoperto era spiacevole distava mesi.
Comunque, per non divagare: è carina (lo scrivo subito così mi tolgo il pensiero, anche se non conta assolutamente un cazzo - note to self: un giorno bisogna scrivere un post su questo), è intelligente, spigliata, simpatica, ha un senso dell'umorismo fuori dal comune, è testarda e deliziosamente cocciuta. E' forte, ha personalità. E soprattutto si piace per le ragioni giuste e non per le ragioni sbagliate (note to self: un giorno bisogna scrivere un post anche su questo).

Insomma, per non farla tanto lunga: un giorno mi si è piantata in testa la fantasia di chiedermi come sarebbe stato uscire insieme. E per qualche giorno la cosa è montata, fino ad assumere caratteristiche preoccupantemente adolescenziali, vergogna be damned. E' diventata un pensiero fisso, capace di modificare il mio umore con un commento gentile o con un remark sgarbato. Fino al momento in cui ho cominciato a rendermi conto che valutavo ogni parola e ogni gesto "filtrandolo" in base a come l'avrebbe potuto recepire lei. E non per piacerle, eh... ma perchè non potevo farne a meno.

Insomma, mi son preso una bella cotta.

La faccio molto corta e arrivo al dunque: ben lungi dal trovarmi interessante, lei mi ha (probabilmente, penso, spero, boh) trovato semplicemente una persona simpatica. Siamo stati in vacanza insieme con altri amici, ok, siamo stati al cinema o fuori a pranzo, ma niente di che, l'impressione è stata quella di una ragazza che si trova bene con qualcuno e che, volendo andare in vacanza, o al cinema, o non mangiare da sola, lo fa volentieri in compagnia.

Solo che quando prendi una cotta le cose le vedi sempre un po' filtrate. E io mi son fatto dei viaggi (in realtà in vacanza proprio no, la sbandata l'ho presa dopo, ma vabbè, tutto fa brodo - anche il retroattivo). Fatto sta che mentre io pensavo sempre di più a quanto stavo bene con lei, lei... beh, lei no :D. E ad un certo punto, da qualche parte dopo le vacanze di Natale, qualcosa è cambiato. Non ne sono sicuro, ma quasi. E' una persona diversa, più solare, più amichevole, ma palesemente molto meno in cerca di amici. Ha ritrovato un suo equilibrio, e da qualche mezza conversazione capitata per caso, secondo me non è più single.
E in ogni caso, qualunque invito "estraneo" al lavoro (ah già, lavoriamo insieme, l'ho già detto?) è sempre stato trattato coi guanti di gomma. Si esce a pranzo, ma una birra alla sera è stata cassata più volte. La sensazione (I've been known to be wrong on the matter before) è che fino ad un certo punto si possa andare, ma che ci sia una invisibile linea che renda i contatti "di lavoro" accettabili, ma quelli "sociali extralavoro" off limits, a meno di non coinvolgere altri amici.

Comunque sia, mi stupirebbe sommamente scoprire che una come lei possa rimanere single un anno intero, quindi per semplicità di calcolo diciamo che è una ragazza estremamente piacevole e che la cosa più probabile è che abbia un uomo.

Ma la sto facendo anche troppo lunga. Il sugo è: ho conosciuto una donna, mi piace molto, siamo amici (nemmeno "buoni amici", direi... forse proprio solo "colleghi che vicendevolmente si apprezzano") ma niente più e lei credo ora si sia sistemata con qualcuno che le piace. Uhm, si, meglio, c'è tutto l'importante.

Allora qual è la situazione? E' che dopo anni di isolamento volontario, attentamente costruito per evitare di sentirmi troppo solo (prego notasi la meraviglia e la crudele, chirurgica precisione di questo ragionamento ossimorico), son stato investito da un treno merci carico di paure e ricordi. Ricordi di come si sta quando il tuo umore dipende da qualcuno. Da cosa può farti, nel bene e nel male, la speranza.

L'esaurimento nervoso è stato pesante, e dovuto a due motivi fondamentali: il primo, banale, umano, e tristissimo, derivante dal fatto che lei mi piace, molto, e che lei ha scelto qualcun altro - senza peraltro nemmeno prendere in considerazione me, ma tralasciamo questo fatto. E il secondo, derivante dal fatto che all'improvviso mi sono trovato nuovamente inondato da tutte quelle sensazioni, passioni, emozioni dalle quali per anni ho cercato di distanziarmi, perchè avevo già sofferto anche troppo.

E delle due cose, se la prima mi ha fatto vacillare, la seconda è stata di molto peggiore.

La prima mi ha fatto vacillare perchè se lei ha scelto un altro, vuol dire che non aveva mai pensato a me in quel modo: nella testa di solito si ha una persona per volta. Il che fa male, ma oh... perlomeno "averla persa per timidezza, inattività, scarsa attenzione" non è un rimpianto che mi porto dietro. Magari l'ho persa perchè sono brutto, o perchè sono antipatico, ma insomma, per motivi non contingenti. Per motivi, per esser chiaro, che mi avrebbero fatto dire di no anche se mi fossi "dichiarato". (per fortuna che queste cose non le legge nessuno - lol).

La seconda questione invece è stata per me fonte di sofferenza, quella vera. Dopo Elisa ho preso un impegno con me stesso. Di non stare più così male. E a suo tempo ci stava, come scelta. Solo che poi questo impegno l'ho strumentalizzato, e l'ho trasformato pian piano nella rinuncia sistematica a qualsiasi tentativo di cercarmi una compagna. Ho fatto della convinzione di stare bene con me stesso una armatura, e quel che è ancora peggio, ne ho fatto un dogma. Ossia una decisione non soggetta a periodica revisione di validità, ma scritta nel cemento, come una regola o un assioma da accettare "perchè si" e da cui deriva tutto il resto. Questo, forse, è stato un errore.
Fabio, ad esempio, ritiene che lo sia stato. Dice che mi sto inaridendo, perchè come tutte le cose anche all'amore bisogna allenarsi, e se per troppo tempo non ti alleni, sei spaventosamente fuori forma quando c'è da giocare. O rischi addirittura di convincerti, prima del fischio finale, che non ti va di giocare più, il che è la sconfitta peggiore.

Io non ho ancora raggiunto un equilibrio, su questo. Lei mi piace ancora, moltissimo. La trovo una donna straordinaria, e mi piacerebbe poterci conoscere senza avere la necessità di chiacchierare con un massimo di 30 minuti per volta, o di parlare sempre di straforo di lavoro. Ma non ho alcuna intenzione di diventare suo amico. Ci son già passato e mi spiace ma proprio non si può. Sarà un mio limite, ma considero la frase "guarda, tanto per essere chiari, io non voglio essere tuo amico" la cosa migliore che io abbia mai detto a Elisa. Perchè era vera.
 Comunque sia, almeno ho smesso di starci male tutti i giorni, ho recuperato faticosamente il mio equilibrio e diciamo che per il momento va bene così. Mi dispiace, ma i Rolling Stones avevano ragione: "You can't always get what you want".

Quanto al cosa fare, in futuro, riguardo a me stesso... boh. Ringrazio di avere così tanto da fare in questi giorni da non avere tempo di pensarci. Da un lato gli ultimi anni sono stati sentimentalmente aridissimi, senza contare che raccontarsi tutte le mattine che l'uva è acerba e che quindi non ti va richiede comunque una forza di volontà stratosferica (che probabilmente le persone normali nemmeno si immaginano). E comunque, c'è sempre da fare i conti con il fatto, innegabile, che tutto questo sforzo votato all'autoconvincimento è stato spazzato via come foglie al vento alla prima, seria volta che ho visto una donna che meritasse di essere guardata con occhi speciali. Per cui va revisionata un attimo la tenuta dell'armatura, quantomeno, visto che a fronte di tutto questo sforzo poi si taglia comunque come un grissino... :D

D'altra parte... d'altra parte se non mi ricordassi quanto male si sta a sentirsi non considerati, non all'altezza, inadeguati, indesiderabili, e quanto "non male" si sta quando questi pensieri e queste preoccupazioni le seppellisci in cantina e butti la chiave... questi mesi mi hanno fatto ricordare tutto.

E' bruttissimo. Ti svegli e non ti piace quello che vedi. Vorresti cambiare, ma se avessi la forza di cambiare dentro di te, non saresti a trentacinque anni quello che vedi nello specchio. Ti si chiude il mondo attorno, e ti accorgi che sei solo, e che essere soli fa schifo.

Devo trovare una soluzione che non sia figlia della paura. Se c'è una cosa peggiore dello stare soli (e non so se c'è, dico "se") è lasciare che la paura decida per me se voglio stare solo o no.

Ma per stasera basta così.

Questo post me lo rileggo tra una settimana. Voglio usarlo come cartina tornasole e vedere se penso dritto o penso contorto.

Smell you later.

martedì 4 marzo 2014

Cambio. Di marca.

Puoi conoscere una persona da molto tempo e realizzare comunque un giorno che i suoi processi mentali sono diversi da quelli che pensavi.

E' bastata una sera fuori per farmi rendere conto di quanto poco, sotto alcuni aspetti, conoscessi uno dei miei migliori amici.

Non è stata necessariamente una brutta sorpresa, ma un po' mi ha fatto pensare. Forse vale così anche per me, è stato il primo pensiero. 'Sto whisky torbatissimo è particolarmente buono, è stato il secondo pensiero.

Quindi, se devo trovare una morale alla sera di venerdì, essa è: "Devo comprarmi una boccia di Talisker".

martedì 25 febbraio 2014

Trenta semiotici entrarono a Trento


Il mondo sta veramente finendo. Trenta in semiotica 2... cioè... IO.
Io. Trenta. In Semiotica 2.

Elle - o - elle.

Vabbè, come tutto, si prende e si mette in saccoccia, per carità. Continuo a non aver voglia di festeggiare, a costo di sembrare Conan il Burbero.

Ma anche senza chiedere, ieri sera ho trovato qualcuno che mi ha dato una pacca sulla spalla, mi ha accolto con un sorriso, ha sbattuto la propria pinta di birra contro la mia, e in silenzio mi ha fatto riposare la testa i nervi e il cuore bevendola insieme a me.

Può bastare. E ce n'avanza.

Sotto a chi tocca.

venerdì 21 febbraio 2014

The Dark Knight Rises

Questo piccolo spazio di riflessione è diventato una specie di buon proposito vivente. Non riesce a prendere davvero vita, per una miriade di ragioni tra le quali la mia pigrizia brilla col fulgore di una supernova, ma al tempo stesso si rifiuta di morire. Credo sia una specie di monumento alla mia voglia di fare outing di tutte le cazzate che mi vengono in mente.

La cosa interessante è che questo spazio nascosto e sospeso tra il pubblico e il privatissimo (come altrimenti definire un blog che non legge nessuno?) è esattamente quello che ci vuole. Placa il mio narcisismo latente senza metterlo davvero in gioco. E' come ammettere i propri peggiori difetti ad alta voce in una stanza che si sa essere vuota... catartico e non particolarmente coraggioso. Best of both worlds.

Dunqe, cosa è successo dall'ultima volta? Alcune cose.
  • Ho due gatti, che amo.
  • Ho tolto la polvere dal libretto, anche se a ben guardare non è merito mio.
  • La mia cronica necessità di autogratificazione immediata si è acuita.
  • Come conseguenza dei due punti precedenti, sono notevolmente più povero di prima.
  • Sono uscito dalla bolla di Mew.
  • ...Per poi cercare di rientrarci in tutta fretta, ma almeno qualche cosa l'ho imparata.
  • Il "tutta fretta" è comunque relativo, visto che zoppico da due mesi, prima a destra poi a sinistra, hoplì, hoplà.

E quindi qualcosa si muove. La notizia che fa da contorno e cornice a tutto il resto, naturalmente, è che sto provando a prendere a calci in culo il più big e bad dei bbeg: il nero cavaliere universitario. Ma prima che sembri che mi stia lodando, va detto che il tempo non risparmia nemmeno i bbeg. E come nei film epici che alla fine vogliono chiudere con l'amaro, anche in questo caso il protagonista sta scoprendo che la vittoria, anche nel caso arrivasse, non avrà alcun sapore.

In mezzo a tutta questa fatica che non porterà a nulla anche se porterà a qualcosa, ho avuto una specie di piccolo esaurimento nervoso.
Ho scoperto che l'armatura che mi sono faticosamente costruito addosso è di pongo quando conta davvero: per la prima volta dopo non-so-più-quanto-ma-non-si-conta-nè-in-settimane-nè-in-mesi ho conosciuto una persona che ho cominciato a guardare con occhi diversi. E come per il quadro di Baricco: FRAN.

Ora, io non voglio dire che ci debba sempre essere una gradualità nelle cose, ma è incredibile quanto forte sia arrivata la sberla, prima che arrivasse il Trauma Team a spianare tutto con gli M60 e a riportare una parvenza di calma. E non è stata nemmeno tanto la cosa in sè, per brutto che appaia dirlo: la parte peggiore, quella che ha colpito davvero il ventre molle fino a cavare tutto il fiato, è stato lo spettro di rimanere solo. Una cosa brutta, cattiva, che credevo di avere sconfitto definitivamente anni fa. Una pace vigile, per dirla alla Tolkien, che si è squagliata come neve appena qualcosa è arrivato a scaldare appena un pochino.

Le cose ora vanno meglio, in parte perchè ho ripreso il controllo(l), in parte perchè è chiaro che la familiarità e la gentilezza non sono sintomi che di familiarità e di gentilezza, e scemo io a farmi i viaggi. E poi davvero, finita la fase acuta, il desiderio lo posso gestire. Sono forte e adulto abbastanza, per quanto grande esso sia. E' la paura che mi frega, non il desiderio. E a quella ho scoperto di non essere impermeabile per niente.

Certo, non aiuta che gli amici con cui posso parlarne, e ai quali posso chiedere non tanto un consiglio (i consigli, qui lo dico per le generazioni a venire, non servono a NIENTE) ma un abbraccio e uno strapuntino del loro tempo per sentirmi meno solo, si siano ulteriormente ridotti. Non è colpa di nessuno, suppongo, ma sono posti che non si rimpiazzano.

Se per caso tra qualche giorno mi va di provare a elaborare sull'esaurimento nervoso (c'è altro da dire, non sono uno che si piega in due solo per una cotta!!!), bene. Altrimenti, caro blog immortale che campi di aria, ci vediamo tra un anno.

Ah, in ogni caso ho già deciso come festeggerò la vittoria contro il Cavaliere Nero: comprerò una bottiglia di Champagne Cristal. E la verserò, interamente, nel cesso.

Poi uscirò a prendermi una birra, perchè la coerenza è una virtù.

martedì 26 marzo 2013

We are the World

A questo video son capitato per sbaglio, girando in rete cercando altre cose.

Onestamente, non sono un fan di quasi nessuno degli artisti che hanno creato questo capolavoro, ma nel 2013, a distanza di praticamente trent'anni, sono rimasto senza fiato a guardarlo.
Michael Jackson, Stevie Wonder, Bruce Springsteen, Paul Simon, Diana Ross, Tina Turner, Bob Dylan, Ray Charles, Cindy Lauper, Billy Joel, Lionel Richie... e questi sono quelli che ho riconosciuto. Ce ne sono almeno altri dieci, sicuramente famosissimi negli USA. Insieme, con un singolo brano hanno raccolto 63 milioni di dollari per beneficienza... 63 sei-tre milioni. Nel 1984.

Questo brano ha cuore. Mò me lo risento e poi chiudo.
Notte a tutti.

mercoledì 20 marzo 2013

Dita incrociate. Con le quali non si suona la chitarra, ad esempio...

In questi giorni si decide tanto.

Tanto.

Anche dopo aver fatto del proprio meglio, resta sempre quell'irrazionale sensazione che ci sia una autorità superiore che possa decidere, con uno schiocco di dita, di far andare le cose per il verso giusto o per il verso sbagliato.

Speriamo che le dita schiocchino come si deve... Ce n'è gran bisogno, per il morale e per tutto il resto.

Nel frattempo, ieri mi sono gustato un film/documentario sull'ultimo album di Guccini. Ho delle riserve stilistiche sulla realizzazione del film, ma come prodotto ha tanto cuore. Senza contare che, per uno come me che vede la musica suonata come un traguardo irrealizzabile (ho le dita tozze di Simpsoniana memoria e il senso del ritmo di un gamberetto storpio), vedere della gente che dà del tu a così tanti strumenti diversi con così tanta tranquillità e pacatezza restituisce solo un grande senso di meraviglia.

Chi ha la musica nel sangue non può capire che miracolo appaia agli occhi di chi non ce l'ha.

martedì 11 dicembre 2012

I'm here to kick ass and chew bubblegum...

...and I'm all outta bubblegum.

Rules:

1) All Outta Bubblegum
Characters in All Outta Bubblegum have one stat -- Bubblegum. It's technically a number which varies from 0 through 8, though the designers highly, highly recommend that you don't do anything so banal as write down a number, and, instead, pass out actual sticks of bubblegum to the players. This will also help when you play All Outta Bubblegum drunk, which is, let's be blunt, probably the only time you'd even consider playing this game.

Bubblegum always starts out at 8.

2) Resolution
Any action which does not fall under the broad category of "kicking ass" is resolved by rolling a d10. If the number rolled is equal to or less than the amount of bubblegum the character has left, then the character succeeds in his task.
Any action which falls under the broad umbrella of "kicking ass" is also resolved by rolling a d10. However, in this case, you wish to roll greater than the amount of bubblegum that you have left.

3) Losing Bubblegum
Whenever you fail a non-combat roll, you lose a stick of Bubblegum. You may also sacrifice a stick of Bubblegum before the roll to ensure success.
Bubblegum also rates your damage. If someone else succeeds in a roll of asskicking against you, you lose one stick of bubblegum.

4) Zero Bubblegum
When you lose your last stick of bubblegum, you are officially all outta bubblegum. You may no longer attempt any kind of non-asskicking activity. Simple devices like, say, the handles of doors confound you (eerily enough, you have no problem field-stripping a .50 caliber machinegun to clear a jam in 15 seconds flat). However, you automatically succeed in any asskicking-related activity. You are a nearly unstoppable ball of bubblegum-less fury. When someone else succeeds in an asskicking roll against you, they roll a d10. If they roll a 10, you are knocked out. If they roll a 1 through 9, they've only succeeded in making you, if possible, even more angry.
However, bear in mind that it's relatively easy to trap a zero-bubblegum person in a situation he's totally incapable of dealing with.

...There ya go. Think up your own damn adventures and campaign settings.

mercoledì 28 marzo 2012

L'infelicità è un hobby solitario

Il titolo dice tutto.

Prendete la vostra infelicità. Fatene partecipe qualcun altro, analizzatela, esternatela, conditela con esempi e saziatevene in ampie porzioni e in buona compagnia, e perderà di significato, di sapore e di sostanza.

La felicità è un buffet, un ricevimento, un galà.
L'infelicità va gustata piano, da soli, e cruda.

lunedì 26 settembre 2011

Rest in Peace, Sergio

Sergio mi ha donato innumerevoli ore di svago, ha fatto volare la mia fantasia, e ha nutrito i miei sogni per tutta la giovinezza.
Lascio questo piccolo messaggio per dirgli:

Grazie.

venerdì 21 gennaio 2011

Be yourself

Io sono io. E ne sono felice.

Vorrei essere migliore in alcune cose, ma non vorrei mai essere qualcun altro.

E' una bella cosa.

mercoledì 22 dicembre 2010

Il giudizio altrui


Non credo di essere più saggio della media umana. Sono abbastanza convinto di no.

Però, con tutta probabilità, sono più pigro. Così è stato abbastanza semplice, o quantomeno non troppo traumatico per un insicuro come me, interiorizzare il concetto che preoccuparsi di cosa gli altri pensano sia soltanto un immane spreco di energie.

Da qualche tempo, ormai, non mi preoccupo più dell'impressione che suscito negli altri, per il bene o per il male. Ognuno è naturalmente autorizzato ad avere una opinione, ma non permetto che questa condizioni le mie scelte.

Non devo però scordare mai che il giudizio altrui è una leva molto, molto potente e dalla quale è difficile affrancarsi. Il desiderio di essere accettati è sempre più forte della pulsione ad essere se stessi.